Corni di Fiasco · Dintorni · Feste e tradizioni
Feste e tradizioni in Puglia, mese per mese
A Novoli, a gennaio, ci mettono settimane a tirare su una montagna di tralci di vite, e la bruciano in una sera. A Monopoli, a dicembre, si aspetta all’alba una Madonna che arriva dal mare su una zattera. A Gallipoli, a luglio, la santa esce in barca e fa il giro delle mura, con i pescherecci dietro. Qui intorno, ogni mese, c’è qualcuno che accende un fuoco, porta un santo in processione o frigge qualcosa.
Questo è il calendario delle feste e delle tradizioni pugliesi, da gennaio a dicembre, nei paesi che da Corni di Fiasco si raggiungono entro un’ora e mezza di macchina, più qualche eccezione che vale il viaggio. Le date cambiano ogni anno: prima di partire, guardate il programma.
Il perché dei riti, chi li ha portati e cosa c’era prima, lo raccontiamo nelle Storie di Maruggio, al capitolo sul pagano, e nel capitolo delle Puglie su santi, fuochi e dèi più vecchi. Qui c’è il quando.
Gennaio
Gennaio in Puglia: la Fòcara di Novoli e i falò di Sant’Antonio e San Ciro
La Befana, qui, non ha riti suoi che valga la pena raccontare: il 6 gennaio finiscono le feste, e basta. Il bello comincia cinque giorni dopo, e comincia col fuoco.
La sera dell’11 gennaio, a Castellana Grotte, un’ora e venti da casa, si accendono le Fanòve: decine di cataste di legna in centro, in periferia e in campagna, e la prima, verso le sette, davanti al santuario della Madonna della Vetrana. Il giorno dopo la Madonna esce in processione e riceve le chiavi della città. La tradizione racconta che durante la peste del 1690 due sacerdoti ebbero la stessa ispirazione, guarire i malati con l’olio della lampada della Madonna, e che i fuochi ricordino le cose dei malati bruciate per fermare il contagio. Prima dei falò passa ancora la «Diana», un corteo con la banda che va per i frantoi a raccogliere l’olio.
A Novoli, a meno di un’ora, la sera del 16, vigilia di Sant’Antonio Abate, si accende la Fòcara. È una pira di tralci di vite, quelli della potatura, alta una ventina di metri, qualche anno di più: le misure cambiano da un’edizione all’altra. La costruiscono i pignunai. La mattina, con la «bardatura», l’immagine del santo viene issata in cima; il pomeriggio si benedicono gli animali e passa la processione; la sera i fuochi d’artificio risalgono la pira e la accendono. Si dice che sia il falò più grande del Mediterraneo. Nessuno l’ha mai misurato, ma da sotto non viene voglia di discutere.
Sant’Antonio, il 17, fa accendere fuochi anche altrove. A Gallipoli, a un’ora, le focareddhe, falò di ulivo e di vite, aprono il Carnevale. «Per Sant’Antuono maschere e suono», dice il proverbio, e infatti da quel giorno a Putignano cominciano i giovedì del Carnevale.
Poi tocca a Grottaglie, la città della ceramica, a venticinque minuti. San Ciro è venerato come medico e martire egiziano, e qui lo portò da Napoli un gesuita del paese, San Francesco de Geronimo. La sera del 30, la sua vigilia, si accende la Fòcra: una capanna enorme di fascine d’ulivo e tralci di vite, niente mobili vecchi, con dentro una stanza in cui si entra prima che bruci. Per l’edizione 2026 la costruzione era cominciata a metà ottobre; un paio di giorni prima della festa sfilano i cavalli che portano le fascine. Nel 2026, intorno al fuoco, c’erano circa trentamila persone; per i bambini c’è una focaredda tutta loro. Anche questo, a sentire i grottagliesi, è il falò più grande d’Europa. Lo dicono anche a Novoli.
La Regione, nel 2018, ha fatto una legge apposta per i riti del fuoco. Da queste parti non è sembrata una stranezza.
Chi resta qualche settimana, d’inverno, trova il resto nella pagina sui soggiorni lunghi d’inverno.
Febbraio
Febbraio in Puglia: il Carnevale di Putignano, la Quaremma e la Candelora
Febbraio comincia con un orso. Il 2, alla Candelora, a Putignano due orsi giganti di cartapesta guidano un corteo, e l’orso dice se l’inverno è finito.
Tre giorni dopo è Sant’Agata, la santa della cattedrale di Gallipoli. La tradizione racconta che nel 1126, mentre le sue reliquie viaggiavano da Costantinopoli a Catania, sulla costa gallipolina ne restò una: una mammella. Oggi quella reliquia sta a Galatina, e fra le due città la questione è ancora aperta.
Il 20 febbraio è una data strana. Quel giorno, nel 1743, un terremoto scosse il Salento, e Nardò fu la città più colpita. Oggi, nello stesso giorno, tre città ringraziano il santo o la Madonna a cui attribuiscono la salvezza. Nardò, a cinquanta minuti, ringrazia San Gregorio Armeno, il patrono: la sua festa cadeva il 30 settembre, ed è stata spostata apposta al giorno del terremoto. Il 20, in piazza Salandra, la campana della torre suona cento rintocchi per le vittime; il busto del santo passa in processione con il braccio-reliquiario, la sera prima o il giorno stesso, a seconda dell’anno. La leggenda vuole che durante la scossa la statua del santo si sia girata verso l’epicentro, con la mano alzata. La reliquia dell’avambraccio fu rubata nel 1975, e nel 1981 il cardinale di Napoli ne donò un’altra. Lo stesso giorno, per lo stesso terremoto, Oria ringrazia San Barsanofio e Massafra la Madonna della Scala.
Poi c’è il Carnevale, che si sposta con la Pasqua e finisce il martedì grasso, fra febbraio e inizio marzo. Il più famoso è quello di Putignano, a un’ora e venti, che a febbraio va avanti già da Santo Stefano (come comincia, lo raccontiamo a dicembre). Da Sant’Antonio, ogni giovedì prende in giro una categoria: monsignori, preti, monache, vedovi, pazzi, donne sposate e, per ultimi, i cornuti. Il martedì grasso la «Campana dei maccheroni» suona 365 rintocchi e chiude tutto. A Putignano dicono che sia il carnevale più antico d’Europa: loro hanno un racconto del 1394, Venezia documenti del Duecento. I carri sono del Novecento, e non per questo fanno meno effetto.
A Gallipoli il Carnevale muore di indigestione. Il martedì grasso il paese ne mette in scena la morte, e la leggenda vuole che Titoru, un soldato tornato a casa proprio quel giorno, si sia ingozzato di salsicce e polpette per recuperare il tempo perduto, e ci sia rimasto, e che al funerale lo piangessero le chiangimorti, le prefiche. Altrove si muore meno. A Massafra i carri di cartapesta sfilano dagli anni Cinquanta, con le maschere di Gibergallo e Lu Pagghiùsë; a Francavilla Fontana, a venticinque minuti, nei due giovedì prima del martedì grasso uomini e donne si scambiano le mandorle ricce, tostate e coperte di zucchero.
Il mercoledì delle Ceneri, sui balconi del Salento compare una vecchia vestita di nero. È la Quaremma, o Caremma: un fantoccio di paglia e di stracci, appeso ai balconi, alle terrazze, a un filo teso fra due case. In una mano ha il fuso con la lana; nell’altra un’arancia amara infilzata da sette penne di gallina, quante sono le settimane fino a Pasqua. Ogni settimana se ne toglie una: è un calendario. Chi sia, ognuno la racconta a modo suo: la vedova del Carnevale morto, o sua madre, come a Gallipoli, dove la Caremma è la mamma di Titoru. Il nome, pare, l’hanno portato soldati francesi, dal loro carême: una bella storia, senza carte. La si vede nella Grecìa salentina, a Martano, Martignano, Soleto, Sternatia, a più di un’ora; a Gallipoli, a Tuglie, a Cerfignano, dove gira su se stessa. A Maruggio, che noi sappiamo, no. In Quaresima, nel Salento, si mangiano i quaresimali, biscotti di mandorle tostate.
Marzo
Marzo in Puglia: San Giuseppe, il falò di San Marzano e le tavole
Marzo è il mese di San Giuseppe, e San Giuseppe qui vuol dire due cose: un fuoco e una tavola.
Ma prima c’è un cammino. Da Sava, a venti minuti, si va a piedi al santuario della Madonna di Pasano, tre chilometri fuori dal paese, di solito la prima domenica di marzo: la data, però, conviene chiederla in paese. La leggenda vuole che nel 1605 uno schiavo in catene, al servizio di un capitano, pregasse la Madonna, e che un masso caduto gli spezzasse il ferro alla caviglia. Il racconto fu messo per iscritto più di un secolo dopo. Il masso e il ferro, intanto, sono ancora nel santuario.
Il fuoco è a San Marzano di San Giuseppe, a meno di mezz’ora, il paese dove si parla ancora l’arbëreshë, l’albanese arrivato qui nel Cinquecento. Si racconta che nella notte fra il 18 e il 19 marzo 1866 una tempesta devastò le campagne, che il paese la prese come una punizione per la devozione trascurata, e che il giorno dopo la gente portò in paese i rami caduti e accese un grande falò davanti al palazzo del marchese. Quell’anno San Giuseppe diventò patrono, e il paese aggiunse il suo nome al proprio. Il falò, pare, lo chiamano ancora zjarri i madh, il fuoco grande. Il 18 marzo, il pomeriggio, passa la processione della legna: gente a piedi, carri tirati da cavalli, trattori carichi di ulivo. All’arrivo il sindaco consegna al santo le chiavi della città, e verso le nove di sera, in contrada Principe, il falò si accende con i fuochi d’artificio. Lo stesso giorno, in una casa, cinque persone del paese fanno la Sacra Famiglia davanti a una tavola di tredici piatti: insalata, purè di fave, lampascioni, zuppa di fagioli e ceci, cavolfiore, baccalà fritto, la massa con aglio, olio e olive, stoccafisso, grano cotto, pane, arance e finocchi, zeppole e carteddate. Il 19, a mezzogiorno, si benedicono in piazza le mattre, le tavole dei poveri; il pomeriggio c’è la processione, la sera i fuochi.
Le tavole si apparecchiano anche a Lizzano, a un quarto d’ora. La sera del 18 si va di casa in casa a vederle, alla luce delle lampade a olio, sotto le grandi immagini del santo; il 19 c’è la «tavola del giorno dopo», con l’assaggio e un falò. Fra i dolci, i pizzetti ti cannella e i pasti ti mennula, la pasta di mandorla.
Più giù nel Salento, verso Otranto, a più di un’ora, le tavole del 18 e del 19 marzo hanno i loro santi in carne e ossa. A Giurdignano, Uggiano la Chiesa, Minervino, Poggiardo, una famiglia invita a pranzo alcune persone che fanno «i santi», sempre in numero dispari, da tre a tredici. Il pranzo è di magro, si ferma e riparte a un cenno di San Giuseppe, e finisce con un finocchio e un’arancia. Nel mezzo la massa con i ceci, coperta di striscioline di pasta fritta, e un pane votivo con il bastone fiorito in rilievo.
Il dolce del 19 marzo è la zeppola: nel Salento fritta, di pasta bignè, con la crema.
Marzo o aprile
Aprile in Puglia: la Settimana Santa di Taranto e la Pasqua
La Settimana Santa è il momento in cui la Puglia si fa seria. Segue la Pasqua, che cade la domenica dopo il primo plenilunio di primavera, fra il 22 marzo e il 25 aprile: più spesso ad aprile, ma circa una volta su tre a fine marzo. Nel 2027, per esempio, Pasqua è il 28 marzo, e il Giovedì Santo il 25.
A Taranto, a mezz’ora, il Giovedì Santo escono dalla chiesa del Carmine i perdùne: confratelli incappucciati e scalzi che vanno a coppie di sepolcro in sepolcro, con un passo lentissimo, la nazzecata, un dondolio che sembra non portare da nessuna parte. A mezzanotte esce l’Addolorata. Il Venerdì escono i Misteri, le statue della Passione, e rientrano solo il sabato mattina. Ne raccontiamo nelle Storie di Maruggio, al capitolo sul sacro e nella pagina su Taranto e il MArTA.
A Francavilla Fontana, a venticinque minuti, gli incappucciati si chiamano pappamusci: scalzi anche loro, girano fra le chiese, raccontano, nella notte fra il Giovedì e il Venerdì Santo; il Venerdì escono i Misteri.
Intanto alla Quaremma sono rimaste poche penne. Alla fine della Quaresima la si brucia, spesso con i mortaretti, il Sabato Santo quando suonano le campane o il giorno di Pasqua: ogni paese ha la sua ora. A Ruvo di Puglia la vecchia si chiama Quarantana, e brucia il giorno di Pasqua, dopo la processione del Cristo risorto.
A tavola, nel Salento, c’è l’agnello di pasta di mandorla delle benedettine di Lecce, e c’è la cuddhura, il dolce di Pasqua. Dalle parti di Bari, a Mola, il Venerdì Santo si mangia il calzone, che lì non è fritto: è una torta di cipolle, acciughe e olive.
Per il resto aprile è un mese tranquillo, di orchidee selvatiche e camminate sulle dune. L’eccezione è vicina: ad Avetrana, a venti minuti, San Biagio non si festeggia il 3 febbraio, come dappertutto, ma a fine aprile (nel 2026, dal 28 aprile al primo maggio), con la processione, la benedizione della gola, le bande, le luminarie e i fuochi. Perché ad aprile, non siamo riusciti a scoprirlo.
Maggio
Maggio in Puglia: San Nicola a Bari e San Cataldo per mare
Bari, a maggio, non festeggia un santo ma un arrivo: il 9 maggio 1087 una sessantina di marinai baresi tornò da Myra, in Asia Minore, con le ossa di San Nicola. La festa dura tre giorni, dal 7 al 9, e il programma cambia un po’ da un anno all’altro: di solito la sera del 7 sfila il corteo storico, l’8 la statua va per mare, il 9 dalla tomba si raccoglie la «manna». La basilica racconta che un’analisi dell’Università di Bari, nel 1925, la trovò acqua purissima: circa mezzo litro l’anno. San Nicola era un vescovo greco, venerato insieme da cattolici e ortodossi, e nella cripta si celebra anche la liturgia ortodossa. Bari è a due ore: un’eccezione, ma vale.
A Taranto, a mezz’ora, il santo va per mare. È San Cataldo, il patrono, e il suo giorno è il 10 maggio. Qualche giorno prima la statua d’argento viene consegnata al sindaco, con la cerimonia del Privilegio; poi, intorno al 10 (il giorno cambia con il programma), s’imbarca su una nave della Marina Militare, in città vecchia, e con le barche dei pescatori dietro passa per il canale navigabile fra il Mar Grande e il Mar Piccolo. Al ritorno la processione risale via Duomo. Pare che San Cataldo, gettando in mare il suo anello, abbia fatto nascere i citri, le sorgenti d’acqua dolce sotto il mare.
A inizio maggio Massafra, a cinquanta minuti, porta in città la Madonna della Scala, che scende dal suo santuario nella gravina e riceve le chiavi della città. Al santuario si sale per una scalinata di centoventicinque gradini, o centoventisette: in salita, si perde il conto. Si racconta che l’icona fu ritrovata seguendo due cerve, e le due cerve sono ancora lì, di marmo, ai lati dell’altare.
Giugno
Giugno in Puglia: Sant’Antonio, San Giovanni e San Paolo a Galatina
Il 13 giugno è Sant’Antonio. A Maruggio si racconta che quel giorno, nel 1637, i pirati sbarcassero a Campomarino e saccheggiassero il paese, e che il paese ringrazi ancora il santo per lo scampato peggio. Lo raccontiamo nelle Storie di Maruggio, al capitolo sulle torri contro i Saraceni. A Ceglie Messapica, a cinquanta minuti, Sant’Antonio è il patrono, e la sua festa è una grande parata delle bande. Da qualche anno, pare, un bar del centro fa per l’occasione il gelato al gusto Sant’Antonio. Che gusto sia, resta un mistero della fede.
San Giovanni, il 24, cade a ridosso del solstizio. A Maruggio, una volta, era la notte dei fuochi; poi, nel 1928, un vescovo spostò la festa a luglio. Sava, a venti minuti, a quanto pare lo festeggia ancora il 24.
A fine giugno Galatina, a un’ora, fa festa ai Santi Pietro e Paolo, dal 28 al 30. La sera del 28 escono i due santi in processione e si accendono le luminarie; la notte, la «Notte de Santu Paulu», in piazza San Pietro si fanno le ronde; il 29 si rievoca, davanti alla cappella di San Paolo, quello che succedeva lì fino a pochi decenni fa. Era la cappella dove arrivavano le tarantate di tutto il Salento, a chiedere la grazia al santo; Ernesto de Martino venne a vederle nel 1959, e il suo libro, La terra del rimorso, uscì due anni dopo. Ci sono fotografie di tarantate a Galatina ancora nel 1978. I fuochi si sparano la notte fra il 29 e il 30.
E si racconta che proprio durante questa festa, nel 1745, un pasticciere di Galatina abbia inventato il pasticciotto. La crema pasticcera, nel Salento, sarebbe arrivata solo a fine Ottocento. Il pasticciotto, per fortuna, non lo sa.
Luglio
Luglio in Puglia: la Bruna a Matera e Santa Cristina a Gallipoli
Il 2 luglio Matera, a un’ora e tre quarti, porta in giro la Madonna della Bruna. Ogni anno un artigiano costruisce da capo un carro di cartapesta; i muli lo tirano per la città, con i cavalieri di scorta, fa tre giri in piazza del Duomo, la statua torna in cattedrale, e il carro viene preso d’assalto dalla folla e fatto a pezzi in pochi minuti. Chi porta a casa un pezzo, lo tiene come portafortuna. Nel 2023, per la prima volta, l’hanno costruito quattro donne. Si dice che la festa si faccia dal 1389, quando la istituì un papa che era stato arcivescovo di Matera; il carro, però, arriva secoli dopo. Perché lo si faccia a pezzi, ci sono tre leggende e nessuna prova. Di Matera parliamo anche nelle Puglie: Matera è in Puglia?
A inizio luglio Martina Franca, a un’ora, ha la sua festa d’estate, per San Martino e Santa Comasia. A metà mese, il 13 e il 14, tocca a Maruggio: San Giovanni Battista, il patrono, quello che il vescovo spostò da giugno nel 1928. Il santo dei fuochi del solstizio, da noi, si festeggia in piena estate.
Gallipoli, a un’ora, fa due feste in dieci giorni. Il 15 e il 16 c’è la Madonna del Carmine; dal 23 al 25 c’è Santa Cristina, la patrona. Si comincia all’alba con i fuochi. Il pomeriggio la statua esce in barca dal porto e fa il giro delle mura, seguita dai pescherecci; la sera torna a terra, per le vie. In mare, al Seno del Canneto, c’è la cuccagna a mare: l’albero della cuccagna, ma sull’acqua. Alla fiera si compra la scapece, pesce fritto conservato nel pane grattugiato, con aceto e zafferano. Si dice spesso che Santa Cristina abbia salvato Gallipoli dalla peste. Era il colera, nel 1867.
Agosto
Agosto in Puglia: processioni a mare, Sant’Oronzo e la Notte della Taranta
Agosto è il mese più pieno dell’anno, e anche il più affollato. Conviene scegliere. Prima il mare.
Il 15 agosto, a Campomarino di Maruggio, a un minuto da casa, partono due processioni per l’Assunta e la Madonna dell’Altomare: una in barca dal porto, una a piedi lungo la costa. Si incontrano sulla duna della Madonnina, dove oggi c’è una cappella e dove, si dice, c’era un tempio greco di Artemide. Negli stessi giorni i Romani festeggiavano Diana con le fiaccole. Che le due cose siano legate, non l’ha mai dimostrato nessuno. La processione ci va lo stesso. Lo raccontiamo nelle Storie di Maruggio, fra i riti pagani.
Non è l’unica Madonna che arriva dall’acqua. A Monopoli, a un’ora e venti, la Madonna della Madia arriva dal mare due volte l’anno. D’estate, il 13 agosto, l’icona viene messa sul trono e si accendono le luminarie; la sera del 14, verso le nove, la zattera approda a Cala Batteria, con i fuochi e i sub; il 15 c’è la processione, con i fuochi sul molo. L’altra volta è a dicembre, all’alba.
Anche Porto Cesareo, a quaranta minuti, manda la sua santa per mare: nella seconda metà di agosto, in quattro giorni che cambiano ogni anno, Santa Cesarea s’imbarca il primo giorno per la processione.
E a fine mese, o all’inizio di settembre, intorno alla prima domenica, Brindisi, a meno di un’ora, porta per mare San Teodoro e San Lorenzo. A sentire i brindisini, le reliquie di San Teodoro arrivarono nel 1210 su una barca senza nessuno a bordo, e per questo le statue fanno ancora il giro del porto in barca.
Poi si torna a terra, e il tono cambia. A Otranto, a un’ora e mezza, il 14 agosto si ricordano i Martiri. Nel 1480 la flotta ottomana prese la città, e il 14 agosto circa ottocento uomini furono decapitati sul colle della Minerva perché non vollero rinnegare la fede. Papa Francesco li ha fatti santi il 12 maggio 2013: la prima canonizzazione del suo pontificato, annunciata da Benedetto XVI nello stesso concistoro in cui annunciò le dimissioni. Le loro ossa sono in cattedrale. Gli anziani raccontano che il corpo del primo, Antonio Primaldo, rimase in piedi fino all’ultima esecuzione, e che il boia si convertì. La sera del 13 c’è la veglia sul colle; il 14 la processione con l’urna.
A Locorotondo, a un’ora, dal 14 al 17 è la festa di San Rocco, che non è il patrono (il patrono è San Giorgio) ma è il santo a cui il paese è grato per la peste del 1690. Il 16 il santo riceve le chiavi della città; la notte fra il 16 e il 17 c’è la gara pirotecnica fra più ditte, e la si guarda dal «Lungomare», una strada affacciata sulla Valle d’Itria. Il mare non c’è, ma la vista sì.
Lecce, a un’ora, fa festa a Sant’Oronzo intorno al 26 agosto, il giorno del santo, insieme a Giusto e Fortunato: i festeggiamenti vanno più o meno dal 24 al 26, e il giorno della processione cambia da un anno all’altro. Il patronato viene dalla peste del 1656. Ci sono le luminarie, le bande, i fuochi, e l’olio offerto per la lampada che arde tutto l’anno davanti al santo. Alla fiera c’è la cupeta, il croccante di mandorle, che non è il dolce di una festa: è il dolce di tutte le fiere. Il 26 lo stesso santo esce anche a Ostuni, a un’ora, ma a cavallo: la Cavalcata, una quarantina di cavalieri in uniforme rossa che scortano la sua statua d’argento.
Oria, a venticinque minuti, nella prima metà di agosto, in date che cambiano ogni anno, rifà il corteo storico di Federico II e il Torneo dei Rioni, Castello, Judea, Lama e San Basilio: la sfida che, raccontano, l’imperatore volle per festeggiare. A fine mese, il 30, Oria torna in strada per San Barsanofio, il patrono: è la seconda volta nell’anno, dopo il terremoto di febbraio.
E poi la pizzica. Nella Grecìa salentina, d’estate, gira la Notte della Taranta, che finisce in agosto con il concertone di Melpignano, a più di un’ora. Sembra antichissima; è nata nel 1998, e la prima edizione fu una sola notte, quasi improvvisata. La musica, quella sì, è vecchia.

Settembre
Settembre in Puglia: San Gregorio a Manduria, Copertino e la vendemmia
Il 3 settembre Manduria, a venti minuti, porta in giro il suo patrono, San Gregorio Magno. Negli ultimi anni la statua è rimasta in chiesa madre già da qualche giorno prima; il 3 esce con la banda, sotto le luminarie, e a tarda sera partono i fuochi.
Francavilla Fontana, a venticinque minuti, negli ultimi anni ha fatto festa intorno al 14 alla Madonna della Fontana, e con lei, come dicono lì, al compleanno della città. Si racconta che il 14 settembre 1310 un principe angioino, a caccia, trovò l’immagine della Vergine dipinta su un muro accanto a una fontana, e che da lì vengano il nome della città e l’esenzione dalle tasse: una villa franca. Gli storici dicono che i documenti sono falsi. La festa c’è lo stesso.
A Copertino, a cinquanta minuti, dal 16 al 18, con bande e fuochi fino al 19, c’è San Giuseppe da Copertino, il santo che volava. Si racconta che nelle estasi si sollevasse da terra, e per questo fu processato dall’Inquisizione, e assolto. Oggi è il santo degli studenti prima degli esami. Il 18, durante la processione, passano sopra gli aerei dell’Aeronautica: un santo che volava non poteva avere altro.
Ad Alberobello, a un’ora, il 27 c’è una messa alle quattro del mattino, per i pellegrini che arrivano a piedi dai paesi vicini. È la festa dei Santi Medici, Cosma e Damiano, detti anargiri, «senza argento», perché curavano gratis: comincia il 25 con la fiera e finisce il 28, la festa degli alberobellesi.
Intanto si vendemmia. Il Primitivo si raccoglie da fine agosto a settembre, e nelle cantine di Manduria è il momento in cui si vede tutto.
Ottobre
Ottobre in Puglia: poche feste, le olive e la pira di Grottaglie
Ottobre è il mese più povero del calendario: nei paesi intorno non abbiamo trovato una sola grande festa patronale. È il mese in cui si lavora. A fine ottobre comincia la raccolta delle olive, e i frantoi si rimettono in moto; nei campi tornano le cicorie selvatiche, nei giardini del golfo di Taranto le prime arance. Il mare, nelle giornate di sole, è ancora intorno ai 21 gradi. E a Grottaglie, già a metà ottobre, può cominciare a crescere la pira di San Ciro, che brucerà a fine gennaio: per l’edizione 2026 i lavori erano partiti il 13 ottobre.
Il resto di settembre e di ottobre, mare compreso, è nella pagina sulla primavera e l’autunno.
Novembre
Novembre in Puglia: San Martino, la Madonna del Verde e le pettole
Novembre comincia dai morti. Il 2, in Puglia, si fa ancora la colva: grano cotto, chicchi di melograno, noci e vincotto. È il piatto dei morti, e il nome viene dai kollyba, il grano bollito con cui i Bizantini ricordavano i defunti.
A San Martino, l’11, nel Salento si spilla il vino nuovo. «A San Martino ogni mosto diventa vino», e intorno ci sono le caldarroste, la carne alla brace, salsiccia, maiale e cavallo, e nel Leccese le prime pittule dell’anno. A Martina Franca, a un’ora, San Martino è il patrono, e la città porta il suo nome: l’11 novembre c’è la fiera. Sui portali della basilica il santo è ringraziato per aver salvato la città da peste, terremoti, carestia, malattie del bestiame e bruchi.
Il 21 novembre, a Maruggio, è la Madonna del Verde, la festa più sentita del paese. Alla vigilia c’è la ssittàta alla Matònna: la gente resta seduta in preghiera nella chiesetta di Santa Maria del Tempio. Poi la statua va in processione fino alla chiesa madre, e quando torna nella chiesetta ci sono i fuochi. Si racconta che la Madonna abbia guarito i bambini dal favismo, la «malattia verde»; c’è chi parla di una pestilenza, e chi dell’ennesimo assalto dei predoni.

A Taranto, a mezz’ora, il Natale comincia alle tre di notte del 22. Per Santa Cecilia le bande partono nel buio e girano la città fino al mattino; nella cattedrale di San Cataldo, ancora in penombra, ricevono la benedizione e suonano le pastorali. Nelle case si friggono le prime pèttëlë, e si offrono ai suonatori. La leggenda vuole che le pettole siano nate così: una massaia, distratta dalla musica degli zampognari, lasciò lievitare troppo la pasta, e per non buttarla la friggette. I tarantini dicono che il loro sia il Natale più lungo d’Italia.
La stessa frittella cambia nome e giorno a ogni paese: pittule a Lecce, popizze a Bari, pèttëlë a Taranto; a Rutigliano, vicino a Bari, si fanno il 25 novembre, per Santa Caterina. Il resto è nel capitolo sulla cucina pugliese.

Dicembre
Dicembre in Puglia: il Natale, i presepi e la Madonna della Madia
Il 7 dicembre, la vigilia dell’Immacolata, nel Salento si digiuna, ma con giudizio: a mezzogiorno si mangia solo la puccia, il pane bianco, oggi farcito di magro, con tonno, capperi e acciughe. Davanti ai fornai si fa la fila. La sera, finito il digiuno, si friggono le pittule: «Te la Mmaculata, la prima pittulata». E se nel Leccese le prime pittule le hanno già fritte a San Martino, pazienza: ogni paese conta le sue. In Valle d’Itria, quel giorno, si mangiano pettole e baccalà fritto; a Gravina, verso Matera, a mezzogiorno si mangia un tarallo all’anice, al posto del pranzo.
A Lecce, a un’ora, nel chiostro dei Teatini, a dicembre apre la Fiera dei pupi: statuine per il presepe, in cartapesta e terracotta. Le date cambiano ogni anno (nel 2025, dal 6 al 28 dicembre). Si dice che esista dal Cinquecento: crederci è più facile che dimostrarlo. Una volta si chiamava fiera di Santa Lucia, e Santa Lucia, il 13, era davvero «il giorno più corto che ci sia», ma prima del 1582, quando cambiò il calendario.
I presepi, qui, si fanno sul serio. A Grottaglie, a venticinque minuti, da dicembre a gennaio, nel castello, c’è la mostra del presepe in ceramica, che va avanti dal 1980; da dicembre 2025 c’è anche una collezione fissa, più di duecento presepi, a Palazzo De Felice. A San Marzano di San Giuseppe, a meno di mezz’ora, il presepe vivente sta nella gravina del santuario della Madonna delle Grazie, con circa trecento figuranti. A Tricase, verso Leuca, a un’ora e mezza, quello di Monte Orco va avanti dal 1976.
A Monopoli, a un’ora e venti, la Madonna della Madia arriva per la seconda volta all’alba del 16 dicembre. A Cala Batteria si veglia con il vescovo; prima che faccia giorno partono i fuochi, i sub illuminano il mare di rosso, e l’icona viene accolta e portata in cattedrale. La tradizione vuole che sia arrivata proprio così, su una zattera, la notte del 16 dicembre 1117, e che con le travi della zattera abbiano fatto il tetto della cattedrale.
La Vigilia, a Maruggio, si accendono li fuechi di cristo piccinnu, i fuochi di Gesù piccolo: si dice per tenere vivo il rito antico, e per tenere al caldo il figlio di Dio appena nato. La cena della Vigilia, in Puglia, è di pesce quasi dappertutto. Nel Salento di una volta, raccontano gli anziani, le pietanze dovevano essere nove o tredici: i vermicelli col baccalà, il capitone, le pucce con le olive, il melograno, le pittule.
Poi i dolci, che sono il vero motivo per venire a dicembre. Le cartellate, strisce di pasta fritte e arrotolate a rosa, finite con il miele o il vincotto: la leggenda vuole che fossero il dolce delle nozze di Bona Sforza, nel 1518, ma noi, sulla carta, le troviamo legate al Natale solo a inizio Novecento. I purceddhruzzi, palline di pasta fritte nel miele con i confettini colorati. Il pesce di pasta di mandorla delle benedettine di Lecce, l’agnello di Pasqua vestito per Natale, che in dialetto si chiama tuce te li signori, il dolce dei signori. E le pitteddhe, crostatine a stella con la marmellata d’uva. I mustazzueli, coperti di glassa al cacao, ci sono anche a Natale, ma si trovano tutto l’anno, alle fiere.

A Putignano, a un’ora e venti, il 26 comincia il Carnevale. Dopo la messa e la processione di Santo Stefano, gruppi vestiti da contadini recitano in piazza versi satirici in dialetto: è la Festa delle Propaggini. Durante la processione Chiesa e Carnevale si scambiano un cero, come un perdono anticipato per quello che sta per succedere. Pare che tutto sia cominciato nel 1394, con i contadini che lasciarono le viti per seguire le reliquie del santo e improvvisarono versi lungo la strada.
E fra Natale e Capodanno, a Corigliano d’Otranto, a più di un’ora, i cantori della strina girano di notte per le masserie, con i tamburelli e l’organetto, a portare l’augurio, anche in griko. Una volta, in cambio, ricevevano uova, formaggio, galline e vino. Chi l’inverno lo passa qui trova il resto nella pagina sui soggiorni d’inverno. Poi si ricomincia da gennaio, e dal fuoco.
Domande frequenti
Quali sono le feste più importanti in Puglia?
I grandi fuochi d’inverno, la Settimana Santa e le processioni a mare d’estate. Intorno a Corni di Fiasco, a Maruggio, le più grandi sono la Fòcara di Novoli il 16 gennaio e la Fòcra di Grottaglie il 30 gennaio; San Giuseppe a San Marzano di San Giuseppe il 18 e 19 marzo; la Settimana Santa di Taranto, fra marzo e aprile; San Nicola a Bari dal 7 al 9 maggio; Santa Cristina a Gallipoli dal 23 al 25 luglio; la Madonna della Madia a Monopoli il 14 agosto e il 16 dicembre; Sant’Oronzo a Lecce verso il 24–26 agosto; Santa Cecilia a Taranto il 22 novembre. Le date dei programmi cambiano ogni anno e vanno controllate.
Cos’è la Quaremma del Salento?
La Quaremma, o Caremma, è un fantoccio a forma di vecchia vestita di nero che dal mercoledì delle Ceneri si appende ai balconi in molti paesi del Salento. Tiene il fuso con la lana e un’arancia amara infilzata da sette penne di gallina, una per ogni settimana di Quaresima: se ne toglie una a settimana, e alla fine, verso Pasqua, la Quaremma si brucia. La si vede soprattutto nella Grecìa salentina, a Gallipoli e a Tuglie, a un’ora o poco più da Corni di Fiasco.
Cos’è la Fòcara di Novoli e quando si accende?
La Fòcara è il grande falò che Novoli, in provincia di Lecce, accende la sera del 16 gennaio per Sant’Antonio Abate. È una pira di fascine di tralci di vite alta intorno ai venti metri, con l’immagine del santo in cima; la sera i fuochi d’artificio la accendono. Si dice che sia il falò più grande del Mediterraneo, ma nessuno l’ha misurato. Da Corni di Fiasco, a Maruggio, Novoli è a meno di un’ora d’auto.
Quando si mangiano le pettole?
Fra l’11 novembre e Natale, a seconda del paese. A Taranto le prime pettole si friggono la notte di Santa Cecilia, il 22 novembre; nel Leccese a San Martino, l’11 novembre, o la sera del 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata; a Rutigliano il 25 novembre; in Valle d’Itria il 7 dicembre, con il baccalà. Si chiamano pittule a Lecce, pèttëlë a Taranto, popizze a Bari, e si mangiano per tutto il periodo di Natale.
Quali sono le tradizioni di Natale in Puglia?
Si comincia presto: a Taranto il 22 novembre, con le bande di Santa Cecilia. Il 7 dicembre nel Salento si mangia la puccia e la sera si friggono le pittule; a Lecce c’è la fiera delle statuine del presepe, a Grottaglie la mostra dei presepi in ceramica, a San Marzano di San Giuseppe un presepe vivente in una gravina. All’alba del 16 dicembre a Monopoli la Madonna della Madia arriva dal mare. La cena della Vigilia è quasi sempre di pesce, e i dolci sono cartellate, purceddhruzzi e pesce di pasta di mandorla.
Quali feste ci sono in Puglia a luglio e ad agosto?
Le processioni a mare, e sono le feste più affollate dell’anno. Dal 23 al 25 luglio Santa Cristina a Gallipoli, con la processione in barca intorno alle mura; il 15 agosto a Campomarino di Maruggio, a un minuto da Corni di Fiasco, due processioni, una in mare e una a piedi. Ad agosto anche la Madonna della Madia a Monopoli, la sera del 14; i Martiri a Otranto, il 14; San Rocco a Locorotondo, dal 14 al 17; Sant’Oronzo a Lecce, verso il 24–26, e la Cavalcata di Ostuni, il 26; il corteo storico di Oria nella prima metà del mese e il concertone della Notte della Taranta a Melpignano.
Quando è la Settimana Santa di Taranto?
La Settimana Santa di Taranto è la settimana prima di Pasqua, quindi cambia ogni anno: Pasqua cade fra il 22 marzo e il 25 aprile, e i riti cadono più spesso ad aprile, circa una volta su tre a marzo (nel 2027 il Giovedì Santo è il 25 marzo). Il Giovedì Santo escono i perdùne, i confratelli incappucciati e scalzi del Carmine, e a mezzanotte la processione dell’Addolorata; il Venerdì Santo escono i Misteri, che rientrano il sabato mattina. Taranto è a mezz’ora d’auto da Corni di Fiasco.
Quando si festeggia la Madonna della Madia a Monopoli?
Due volte l’anno. All’alba del 16 dicembre, la festa liturgica, e la sera del 14 agosto, nella festa d’estate, a Cala Batteria si rievoca l’arrivo dal mare dell’icona, che secondo la tradizione approdò su una zattera nel 1117. Il mare mosso, a volte, fa saltare la scena in mare. Monopoli è a un’ora e venti d’auto da Corni di Fiasco.
Le feste in giro, la sera il fuoco a casa.